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    Home»Notizie»Curiosità»La battaglia di Sanluri – Martino, erede di Aragona, piega i Sardi
    Curiosità

    La battaglia di Sanluri – Martino, erede di Aragona, piega i Sardi

    subiddanoesuBy subiddanoesu17 Febbraio 2017
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    battaglia sanluri castello
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    Alla battaglia di Sanluri parteciparono cavalli e fanti di Villanovaforru

    Esaminando le disposizioni contenute nel “Codice rurale” di Mariano IV giudice di Arborea (1346-1376) si scopre che la collettività è ben organizzata e vengono tutelati beni e proprietà. Sono operative e vigilano a difesa degli interessi della collettività, e del patrimonio, le “guardie giurate”. Una sorta di compagnia barracellare molto antica (ante litteram) tenuto conto che, in Sardegna, il corpo di guardie campestre (barracelli) è operativo dal 1733.

    Nel Codice si invitano le autorità laiche locali “Majores” de sa contrada e delle Ville, ad eleggere guardie giurate, in adeguato numero alla estensione del centro abitato, allo scopo di vigilare sui campi, vigne, orti e frutteti le cui recinzioni fatte a regola d’arte potevano essere “de fossu, de muru, de clausura” (canale, muretto, rovi) ed erano finalizzate, principalmente, ad impedire l’accesso a pecore, maiali considerati “nemici” dei contadini e del raccolto. Per evitare i danni anche i buoi dovevano essere custoditi in stalle o luoghi chiusi.

    Il Majore de Villa era una sorta di Sindaco che vigilava su tutto, sapeva scrivere ed annottava le ispezioni sui registri. La Società è divisa e stratificata in classi al cui interno si collocano ruoli e gradi differenziati. Nel privato, nel lavoro agricolo, ci sono attività che richiedono una specializzazione ed altre più semplici da svolgere (cura del bestiame). Ci sono, inoltre, i lavoratori stagionali (vendemmiatori, castiadores) o a giornata (iuariu) che lavorano all’aratura con i buoi aggiogati. Ricordiamo anche “is carradoris” addetti alla conduzione dei carri a buoi utilizzati nel trasporto di cose e merci. Consuetudini e norme che furono raccolte e trascritte nelle Carte de logu.

    Nel Codice rurale di Mariano IV, giudice di Arborea dal 1346-1376, è chiaro lo sforzo e il tentativo di rinnovare l’agricoltura e il modo di produrre. Misure e prescrizioni per andare oltre … il grano, la pecora, le fave. Principi che troviamo (capitoli 132-198) anche nella CARTA DE LOGU (logu=territorio) di Eleonora di Arborea databile secondo alcuni al 1390-91.

     

    La Carta de logu: una legge uguale per tutti

    Il codice, manoscritto è conservato in unico esemplare nella Biblioteca Universitaria di Cagliari e restò in vigore fino al 1827 quando venne sostituito dal Codice Feliciano.

    All’epoca della Carta de logu, sia per la posizione amena e favorevole, sia per la fertilità delle terre, pascoli, boschi e sorgenti Villanovaforru iniziò a crescere economicamente.

    eleonora d'arborea carta Infatti con Eleonora d’Arborea (morta nel 1403 ? a causa della peste) era nato un “nuovo” modello di vita sociale ed economica. Il diritto muoveva i primi passi e il regime feudale scomparve del tutto.

    Di li a poco fu abolita la schiavitù e così molte persone poterono finalmente assaporare la vita e la libertà. I diritti e i doveri erano sanciti nella Carta de logu (198 articoli) che tutti avevano l’obbligo di rispettare e far rispettare.

    La gente si sentiva parte attiva nella comunità e aveva consapevolezza del proprio destino. I “confini” si allargarono per tutti. C’era più lavoro, scambi, commercio. Nacquero i Comuni rurali e crebbero le speranze. Con bidazzone si identifica(va) il sistema culturale a campi destinato all’aratura che la comunità poteva utilizzare per il proprio sostegno alimentare.

    Erano invece delimitate e chiamate paberile quelle terre a riposo destinate al sostentamento del bestiame grosso o minuto (buoi, ovino) mentre alle bestie da lavoro (domito o non) si riservava un pezzo di terreno – vicino ai campi da lavoro – definito pardu de mindas (trad. prato da ingrasso). In agro di Villanovaforru, a sud est, sulla carta topografica moderna del 1958, è segnata una località chiamata ancora oggi perdamindas.

    Con un occhio di riguardo alla toponomastica che ci aiuta nello studio della storia locale, con po’ di fantasia, si potrebbe ipotizzare che, durante il medioevo, la zona fosse destinata all’ingrasso del bestiame da lavoro.

    La battaglia di Sanluri – (Sa battalla)

    battaglia sanluri castelloGli Aragonesi introdussero nell’isola un vero e proprio regime, un monopolio e nominarono molti funzionari.

    Solo il Giudicato di Arborea resisteva ancora alla colonizzazione aragonese. All’inizio della seconda metà del XIV secolo (1353) si iniziò una lunga guerra tra i Giudici di Arborea e la Corona d’Aragona. Dopo oltre un ventennio, fra i due contendenti fu siglata la pace di Sanluri (11 luglio 1355). Sempre a Sanluri, per volere del re di Aragona Pietro IV, con le pietre proveniente dalla cave di Serrenti e a tempo di record (luglio- agosto 1355) fu costruito il Castello che ancora oggi si può ammirare.

    Martino il Giovane, re di Sicilia ed erede di Aragona, sbarcò a Cagliari con un forte esercito deciso a sferrare l’attacco finale alle truppe di Arborea. Inutili furono i tentativi diplomatici per evitare la battaglia. All’alba del 30 giugno 1409 alle porte di Sanluri avvenne lo scontro tra le truppe guidate da Martino il Giovane e l’esercito Arborense formato da soldati armati, inviati da tutte le ville del giudicato, e alla cui testa c’era Guglielmo III di Narbona e Bas in persona. Stando alle “cronache” aragonesi, caddero sul campo oltre 5.000 sardi, circa 4.000 furono fatti prigionieri.

    L’esercito arborense, pur forte numericamente, era mal equipaggiato e mal addestrato. Ogni villaggio del regno contributi, secondo le regole del tempo, alla formazione dell’esercito con uomini, mezzi, armi e denaro. Villanovaforru, attraverso i maiorales, inviò 40 cavalli e 20 fanti che si distinsero per audacia e temerarietà.

    Ricordiamo che tutti gli uomini del giudicato e quindi delle curatorie, con un’età compresa fra i 18 e i 60, in buono stato di salute, erano tenuti a prestare la loro opera nell’esercito durante le operazioni belliche, di controllo sul territorio o semplici esercitazioni militari. Così durante la guerra (campagna militare) il “soldato” dopo una settimana passato in battaglia o al campo militare poteva ritornare al suo villaggio e dedicarsi, per due settimane, all’allevamento e ai lavori agricoli per il sostentamento della famiglia.

    Seguì la Pace di San Martino e la creazione del Marchesato di Oristano. La definitiva caduta del giudicato di Arborea (domus Arboree antiquissime) si sancisce nel 1410 con la resa della città di Oristano ai catalanoaragonesi. Tutti i territori della Sardegna, le curatorie e i Villaggi, compreso Villanovaforru, entrano a far parte del Regnum Sardiniae e vengono, di pari passo, trasformati dai vincitori in Baronia e concessi in feudo.

    Nel 1479, in seguito al matrimonio di Isabella di Castiglia e Ferdinando II d’Aragona (detti i Re Cattolici) si ha l’unificazione del Regno di Spagna. La Sardegna dopo la battaglia di Macomer (1478) che vide la disfatta dell’esercito del marchese Leonardo Cubello può considerarsi totalmente spagnola. L’ isola farà parte della “Corona” di Spagna fino al 1720, per oltre 400 anni.

    (Fonte Genn’e mari-n.16- Periodico della parrocchia San Francesco d’Assisi di Villanovaforru)

    battaglia battalla lo sai che sanluri
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