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    Home»Notizie»Interviste»L’amore per il proprio paese in una straordinaria intervista di Ziu Cralliu
    Interviste

    L’amore per il proprio paese in una straordinaria intervista di Ziu Cralliu

    subiddanoesuBy subiddanoesu13 Agosto 2009
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    Il signor Cabiddu Carlo in un filmato prodotto dalla Regione Sardegna si definisce”innamorato del suo paese” da cui sostiene di non essersi mai allontanato se non per espletare il servizio militare. Uno straordinario reportage che attraverso i racconti d’infanzia di Ziu Cralliu ci conduce dai tempi del fascismo ad oggi.. Musica per le orecchie di chi come noi professa da anni l’orgoglio di appartenenza alla propria terra!

    Per vedere il filmato integrale cliccate nel link sottostante

    http://www.sardegnadigitallibrary.it/index.php?xsl=626&id=195175

    Titolo: Villanovaforru, intervista a Cabiddu Carlo
    Autore: Oliva Luigi
    Regia: Cabiddu Gianfranco
    Montaggio: Porcu Martina
    Riprese: Nieddu Stefano
    Fotografia: Nieddu Stefano
    Editore: Regione Autonoma della Sardegna
    Produzione: Karel, Space S.p.A.
    Data di registrazione: 11/11/2008
    ziucralliu
    personaggi ricordi storia
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    subiddanoesu

    View 11 Comments

    11 commenti

    1. claudio on 13 Agosto 2009 16:09

      Lunga vita a “ziu craliu”, bellissima intervista e bella storia di vita. Una super famigia complimenti.

      Reply
    2. Anonimo on 13 Agosto 2009 23:11

      meraviglioso… grazie a zio carlino e a chi ha pensato bene di raccogliere questa memoria. Un bacio a villanovaforru lontano ma sempre nel cuore.

      Reply
    3. Anonimo on 13 Agosto 2009 23:33

      Grande “ziu cralliu” anche se non fisicamente di sicuro lo sei come persona (sono sicura che tutti siano concordi con me). Sempre con quel bellissimo sorriso….quasi timido. Importante testimonianza, che conferma ciò che mi racconta sempre mio padre, come si viveva quando non c’era quasi niente da mangiare, e malgrado questo si continuava a faticare per poco e per poter sopravvivere. Altra villanovese lontana fisicamente ma non con il cuore. Grazie ancora “ziu cralliu” e…per lo staff continuate così.

      Reply
    4. MINA on 14 Agosto 2009 15:17

      grazie………………………………………………………………………………………………………………..il mio sentimento è troppo profondo e personale per essere espresso in poche righe….GRAZIE!

      Reply
    5. Nipote on 14 Agosto 2009 21:26

      Sei l’esempio vivente della semplicità, grande nel cuore e nell’animo, umile ma prezzioso…. TVB

      Reply
    6. sissi on 19 Agosto 2009 11:00

      grande nonno carlino…..una bella testimonianza di vita..

      Reply
    7. Anonimo on 20 Agosto 2009 9:48

      bellissima intervista e interressanti le cose che ha raccontato che per me e penso e per molti altri giovani fa capire e apprezzare le cose che si hanno. un grazie da una giovane mamma

      Reply
    8. una cabiddu on 20 Agosto 2009 12:36

      aproffitto di zio carlo x fare un saluto a tutti i cabiddu…dal piemonte purtroppo!!!

      Reply
    9. carlo on 22 Agosto 2009 15:11

      ciao zio non mi basterbbe lo spazio che ci separa per riempirlo dell’ammirazione che ho di te, la tua umiltà la tua onesta la tua saggezza e semplicità sono e saranno sempre per me un esempio. ti ringrazio perche ho tanti bei ricordi di momenti passati assieme, primo fra tutti la mitica vendemmia in pragapeddu, e le mitiche spiegazioni sui fossili….
      a presto tuo nipote

      Reply
    10. Unione Sarda on 20 Dicembre 2009 17:09

      Unione Sarda 20/12/2009

      Dietro le quinte. Ottantacinque anni e una passione travolgente per il passato remotissimo, mezzo secolo di studi e di indaginiIl vigile archeologo e i tombaroli: la civiltà sepolta sotto una collinaCarlo Cabiddu racconta storia e segreti di Genna Maria «Non si investe negli scavi, tantissimi sardi ignorano la loro storia»Domenica 20 dicembre 2009
      VILLANOVAFORRU Il vigile urbano-archeologo sostiene che per sapere la sua età ci vorrebbe il carbonio 14. Carlo Cabiddu sorride e confessa: «Ho ottantacinque anni e sono alto un metro e cinquantacinque, tascabile, ma non è mai stato un cruccio». Quarant’anni in divisa con una passione per l’archeologia, ha raccolto reperti a Genna Maria quando c’era solo una collina. Oggi prende atto di quella che un economista a buon mercato chiamerebbe crisi del settore: «La storia interessa pochissimi. Triste, ma è la verità».
      Com’era Genna Maria?
      «Nel 1969, quando sono iniziati gli scavi, era una collina coltivata. Sono stato il primo ad accompagnare Ferruccio Barreca, soprintendente alle antichità. Mi spiegava la provenienza dei frammenti. Non tutti erano entusiasti del mio impegno: mi accusarono di aver invaso un settore altrui».
      Incontri ravvicinati con i tombaroli?
      «Ne ho anche arrestati, assieme ai carabinieri. Ero agile e veloce, l’unico che li potesse seguire. Stavano saccheggiando la necropoli di Prascocca, all’imbrunire, quando siamo arrivati erano già scappati, li abbiamo presi sulla strada che collega Lunamatrona a Sanluri. A loro dissi: “Cosa vi posso dire? Solo che vi prenderei a schiaffi per i danni che fate al patrimonio”. Risposero con tranquillità: “La condanna sarà piccola, massimo un anno. Abbiamo i nostri riferimenti, se non troveremo altro riprenderemo a fare questo lavoro”».
      Il mercato nero è fiorente?
      «Morto e sepolto, la zona è molto più sorvegliata».
      I sardi ignorano la loro storia?
      «Provano un’indifferenza assoluta. Per fortuna a Villanovaforru tanti anni fa arrivò un sindaco come Giovanni Pusceddu che si impegnò per riscoprirla. Altri ritenevano che storia e archeologia fossero perdite di tempo».
      I sindaci attuali?
      «Pusceddu è stato il motore di un nuovo e intenso impegno che continua».
      Il presidente Berlusconi ha detto che i nuraghi erano magazzini.
      «Lasciamoglielo dire, d’altronde se n’è costruito uno finto a villa Certosa».
      Dopo le scoperte di Giovanni Lilliu, il buio?
      «A Villanovaforru avevano costruito uno stabile per il centro regionale di restauro: non s’è fatto nulla. Ci sono quintali di reperti abbandonati in stanze chiuse».
      Niente scavi, colpa della soprintendenza ai beni archeologici?
      «Di certo mancano finanziamenti adeguati e senza soldi non si può fare nulla. Gli scavi sono fermi, forse nessuno conoscerà la parte più bella di Genne Maria».
      I soldi unico ostacolo?
      «Sì, è una questione di quattrini. I pochi che ci sono vengono divisi in mille rigagnoli. C’era tanto entusiasmo che si è perso. A Villanovaforru sono stati spesi bei miliardi di lire e ad un certo punto ci si è bloccati. Il direttore degli scavi ha detto che la parte più ricca di Genne Maria è quella inesplorata».
      La leggenda dei giganti?
      «È una balla. Di gigante ci sono solo le tombe, non tutto il resto. Le ossa che ho visto sono normali, di persone appena più alte di me, ma non faccio testo».
      La differenza tra appassionati e mitomani?
      «La passione è quella che tende a salvaguardare i beni per trasmetterli alle future generazioni. Il mitomane è uno squilibrato, solo quello».
      Una, cento, mille Barumini sotto terra?
      «Credo che ce ne siano molte, chissà quante, sotto le colline del Medio Campidano. Si evita di dirlo per non far vincolare i terreni, chi trova i reperti spesso li nasconde».
      La Provincia è utile solo per differenziare la targa dell’auto?
      «Creano carrozzoni, portano nuove spese e basta. I politici dicono: “Così si cura meglio il territorio”. Sarà».
      Il Medio Campidano ha il recorrd di autovelox falcia patenti.
      «Si mettono soprattutto per fare cassa. Sino al 1972 c’era addirittura un premio del trenta per cento sulle multe elevate dal vigile».
      È diventato ricco?
      «No, perché ho sempre pensato che l’obiettivo sia la prevenzione, non la repressione. A Cagliari invece avevano una mentalità diversa, sempre in agguato».
      La capitale dei tombaroli è Maracalagonis?
      «Si dice che il centro di smistamento sia Oristano, da sempre».
      Mai sentito di una città nuragica sepolta a Maracalagonis?
      «No. I tombaroli scavano le necropoli, non il nuraghe, che è a rischio crolli. Gli arredi funerari sono sempre vicino alla testa del defunto, se ne fregano di rovinarne alcuni: scavano dieci tombe, ne salvano due, il tanto della giornata, ma per loro va bene così».
      ppaolini@unionesarda.it

      Reply
    11. Emigrato on 23 Dicembre 2009 8:12

      Chissà quante volte l’ho incontrato mentre rientravo in paese, con lo zainetto sulle spalle, passo spedito, sulla provinciale per Sardara…. mi sono sempre detto: quest’uomo camperà cent’anni. Speriamo di festeggiarli insieme, perchè Villanovaforru diventerà un paese di centenari. Buona fortuna e spero d’incontrarla sempre lungo la stessa strada per ancora tanti anni.

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