Ieri sera, 26 luglio 2026, l’anfiteatro di Santa Marina a Villanovaforru si è trasformato in un piccolo paradiso per gli amanti del teatro intelligente. Nell’ambito del NurArcheofestival, è andato in scena “6°” di Giobbe Covatta, e il pubblico presente ha potuto godersi non solo uno spettacolo eccezionale, ma anche una serata dal clima perfetto: la frescura che si respira tra le pietre dell’anfiteatro ha reso l’attesa e la visione ancora più piacevoli, regalando un sollievo prezioso dopo le giornate calde di fine luglio. Un contesto suggestivo, quasi in dialogo con i temi climatici affrontati sul palco.
Un successo
La serata è stata un vero successo, con tanti spettatori arrivati da tutta l’isola per assistere a uno degli spettacoli più originali del panorama teatrale italiano contemporaneo. E le aspettative non sono state deluse: Covatta ha saputo tenere il pubblico incollato per tutta la durata dello spettacolo, alternando risate fragorose a momenti di silenzio riflessivo.
La comicità genuina di un maestro
Quello che colpisce di più assistendo a “6°” è la naturalezza con cui Giobbe Covatta riesce a trattare un tema tanto serio e complesso come il cambiamento climatico senza mai scadere nella retorica o nel didascalico. La sua comicità è autentica, mai forzata: nasce dai tempi comici impeccabili, dalla mimica espressiva e da una capacità di improvvisazione che solo un artista di lunghissima esperienza può possedere.
Con il supporto di Ugo Gangheri e la scrittura firmata insieme a Paola Catella, Covatta accompagna il pubblico in un viaggio immaginario attraverso i decenni futuri, mostrando come potrebbe cambiare la vita dei nostri discendenti a ogni grado di aumento della temperatura globale. Dietro le battute e i personaggi paradossali si intuisce un lavoro di ricerca serio, fondato su dati scientifici reali, che rende ogni scenario non solo divertente ma credibile.
Ridere per riflettere
Il vero pregio dello spettacolo sta nell’equilibrio raro tra leggerezza e profondità. Covatta non punta il dito, non fa la predica: fa ridere, e proprio ridendo lascia allo spettatore la libertà di riflettere sulle proprie responsabilità quotidiane verso il pianeta. È un teatro che diverte e che, allo stesso tempo, non si dimentica facilmente una volta usciti dall’anfiteatro.
Un’esperienza da vivere
Tra la frescura serale di Santa Marina, l’atmosfera magica di un festival che intreccia archeologia e spettacolo dal vivo, e la maestria di un artista come Giobbe Covatta, la serata di ieri ha regalato molto più di un’ora e mezza di intrattenimento: è stata un’occasione di comunità, di riflessione condivisa e di puro godimento teatrale.
Un applauso lungo e sentito ha chiuso lo spettacolo, segno tangibile di quanto il pubblico abbia apprezzato non solo le risate, ma anche il messaggio che Covatta porta avanti con questo suo ultimo lavoro: agire oggi, prima che sia troppo tardi.

