Inspirandosi a quel gioioso canto di campane suonate a festa dai maestri villanovesi degli anni ’60 e ’70 che giungeva attraverso le finestre spalancate nelle nostre case, domenica 22 aprile 2007, in collaborazione con il sig. Giovanni Cabiddu, il documentarista locale Piero Tatti ha effettuato in presa diretta la registrazione di una “sonada de arrepiccu”, captandola con un radiomicrofono posto all’interno del Museo civico di Villanovaforru.
Allo scopo di far avvicinare sempre più i giovani alle genuine cose sarde, alla microstoria locale e interessarli alle nostre tradizioni, il video (grazie all’autore) si può scaricare in formato .wmp a media e bassa risoluzione, liberamente, dal nostro sito cliccando qui!
Il documento audiovisuale è dedicato, in particolare, agli emigrati sparsi nel mondo. Ai residenti “attempati” ricorda il recente passato. Provoca, invece, emozioni e gradevoli sensazioni, a chi, per ragioni di lavoro, da tempo, abita in città.
Il documento audiovisuale è dedicato, in particolare, agli emigrati sparsi nel mondo. Ai residenti “attempati” ricorda il recente passato. Provoca, invece, emozioni e gradevoli sensazioni, a chi, per ragioni di lavoro, da tempo, abita in città.

14 commenti
CHE MANI!!!!
Faccio i complimenti per lo splendido filmato,che ricordi!
A fronte dei molteplici SAPERI ormai destrutturati dalla globalizzazione anche questo divertente/semplice CLIP può (e dev’) essere utile nel processo di rivalutazione della memoria storica e nella valorizzazione delle tradizioni locali. Piero Tatti
Complimenti,complimenti e complimenti,avete fatto una cosa veramente straordinaria.Che emozione e che ricordi vedere questo filmato,bravi continuate così.
Davvero splendido,faccio i complimenti agli autori e alla redazione de Subiddanoesu.it,con un piccolo filmato si può fare cultura, le scuole dovrebbero seguire questo metodo. Un saluto
Ancora una bella iniziatva. complimenti a tutti per le cose belle che fate e che ci mettete a disposizione. interessanti anche le notizie sui campanari
Originale capolavoro,grazie!
Peccato…
oltre che documentarista e regista saresti anche un grande…
continua cosi grazie Piero
Siete veramente super….. grazie per farci sentire vicini al nostro paese anche se purtroppo, per importanti motivi, ci siamo dovuti allontanare. Comunque non mi dispiacerebbe sapere chi collabora alla realizzazione del blog. Di nuovo grazie
Ottima iniziativa,vi ringrazio!fiero di essere villanovese
un grazie di cuore all’amico piero peri i suoi, come lui descrive piccoli clip, puo’ essere, ma per quando piccoli siano so quanta cura e impegno ci voglia per realizzare certe riprese e musiche noi vediamo, il risultato bello e pronto da vedere e ascoltare non metto in dubbio che si tratti di qualcosa di molto semplice ma ripensandoci efettivamente mai nessun’altro ci aveva pensato di fare certe riprese e registrazioni che a me sinceramente da buon villanovese mi toccano il cuore e mi riportano al periodo delle partite con le biglie nella praz’e’cresia come appunto l’autore descrive, rissentendo le campane suonate in quel modo devo dirvi che una lacrima mi e scesa, quanti bei ricordi che sicuramente chi ha vissuto quei periodi si ricordera’ anche degli scherzi fatti a ziu bisenti quando mischino andava a suonare le campane e allietava con i suoi repiccos tutto il paese, su toccu de s’ave maria ricordo per me era l’ora un po tragica che se non stavo a casa per la cena erano c
domanda… sònada po tui o sonàda po tui?!?
Se l’accento cade sulla penultima sillaba (come di norma accade nella lingua sarda) non deve essere indicato! E’ necessario apporlo,invece, quando cade sull’ultima e terzultima sillaba … come tu hai fatto.
Dunque il nostro caso è SONADA. Sostantivo, che sta per concerto, musica e non come tu scrivi sònada (verbo al presente “suona”).
Ciao. Spero d’esserti stato d’aiuto.
j.n.
la regola generale è sicuramente quella che citi ma nel caso di omografi come questo ritengo che vada distinto attraverso l’accento il parossitono dal proparossitono. In un primo momento ho anche pensato che l’autore avesse fatto una scelta ironica ben precisa non indicando la prosodia, con il fine di lasciare scegliere, chi si approccia all’opera,tra una malaugurale “sònada po tui” e più felice ” sonàda po tui”