La sera dell’8 settembre 1943, il mondo di Betasom — la base sommergibili italiana a Bordeaux — tremò.
Un telegramma da Roma ordinava l’impossibile: affondare i battelli, sabotare le installazioni e chiedere ai Tedeschi, ormai nemici, i vagoni per tornare a casa. In quel caos, il Comandante Enzo Grossi decise di tacere l’ordine per 48 ore per evitare un massacro fratricida.
Tra chi scelse di restare, non per fanatismo ma per un viscerale senso del dovere, c’era il Maggiore del Genio Navale Giulio Salvatore Ludovico Fenu.
Il leggendario “Valvolone”
Nato a Villanovaforru il 29 ottobre 1906, Fenu non fu mai un ufficiale di “poltrona”. Laureato in ingegneria navale a soli 24 anni, aveva già dimostrato il suo sangue freddo nel 1937 durante la Guerra di Spagna: a bordo del Finzi, al largo di Valencia, la sua perizia tecnica salvò il battello da uno scontro ravvicinato con due cacciatorpediniere.

“Unione Sarda”
Il suo contributo più celebre alla flotta fu però un’invenzione del 1939 che gli valse la Medaglia d’Argento di 1ª classe: il “Valvolone” per lo scarico dei gas combustibili dei motori termici. Questa innovazione era vitale: i motori diesel italiani soffrivano di un’eccessiva rumorosità e di una fumosità che tradiva la posizione dei battelli. Il “Valvolone” garantiva una chiusura ermetica istantanea, permettendo manovre di immersione rapida fondamentali per sfuggire agli attacchi aerei.
L’ammirazione di Dönitz e la base di La Pallice
Nominato Capo del Servizio Genio Navale a Bordeaux nell’agosto 1940, Fenu fu tra i primi a mettere piede nella base. Fu lui a comprendere che Bordeaux era inadatta ai grossi sommergibili oceanici italiani per via dei bassi fondali del fiume. Suggerì e ottenne la creazione di una base più vicina al mare, a La Pallice, più idonea al tonnellaggio dei nostri battelli.
Le sue modifiche strutturali per migliorare l’autonomia e la stabilità dei battelli attirarono l’attenzione dell’Ammiraglio Karl Dönitz, capo della flotta subacquea tedesca, che lodò pubblicamente l’ingegnere sardo conferendogli la Croce di Ferro di I e II Classe.
Il rapporto con i marinai
Il legame con gli equipaggi era viscerale. Sergio Bernacconi, capo elettricista del Pietro Torelli, ricordò come Fenu fosse accorso personalmente a Santander per riparare il loro battello devastato dagli aerei inglesi. Fenu non era solo un tecnico, ma un punto di riferimento morale. Al giovane comandante del Finzi che nel 1943 dubitava del suo mezzo, disse con saggezza: “Al tuo posto non farei nulla… ogni battello ha i suoi pregi e i suoi difetti”.
Con Fenu niente era impossibile.
Sergio Bernacconi, capo elettricista del Pietro Torelli
Il segreto del “Canguro” e la missione su New York
L’opera più audace di Fenu fu la trasformazione del sommergibile Da Vinci in un mezzo “canguro”. Prima dell’ultima missione di Gazzana Priaroggia, Fenu fece smontare il cannone di prora per ricavare una “culla” magnetica destinata a ospitare un piccolo sommergibile d’assalto classe CA. L’obiettivo era risalire l’Hudson per colpire il cuore di New York. Fenu progettò persino un sistema per permettere all’oceanico di ricaricare le batterie del minisommergibile durante la traversata.
Il dopoguerra: dalla bonifica dei porti alle grandi opere
Dopo l’armistizio, Fenu restò a Bordeaux, riuscendo persino a rimettere in efficienza il famoso CA2. Finita la guerra, si occupò della bonifica dei porti francesi dai relitti bellici, prima di esportare il suo genio in America Latina.
Custode di importanti segreti militari, Fenu non fu mai radiato dalla Marina Militare. Congedato nel 1948, rimase nei ranghi della riserva venendo promosso Capitano di Vascello nel 1971. Si spense a Menton nel 1990 all’età di 84 anni.

